La CINES è sorta a Roma il 1° aprile 1906 in seguito alla trasformazione in società anonima della «Alberini & Santoni, manifattura di soggetti e films cinematografiche», nata nel 1905 a iniziativa di Filoteo Alberini e D. Santoni, con teatro di posa in via Appia Nuova (poi via Vejo) fuori porta S. Giovanni.ManifatturaSantoni

Gli affari dell’Alberini & Santoni erano andati tanto bene che i due soci poterono dar vita alla Cines con un capitale iniziale di 400.000 lire e col proposito di produrre pellicole, fabbricare apparecchi e commerciare in tutti gli accessori relativi alla cinematografia, fotografia e tecniche affini.

Nell’estate 1906, dopo la realizzazione di circa 20 film, di cui 10 documentari, giunse alla Cines, dalla Pathé dove lavorava da 2 anni, il regista francese Gaston Velle, accompagnato dagli scenografi Dumesnil e Vasseur e dall’operatore Vauzèle, specialista in trucchi. Furono realizzate quell’anno le féeries La Malìa dell’oro, Pierrot innamorato e Viaggio in una stella (una scena del film in basso a sinistra).

Nel 1907 cominciò la sua attività di regista Mario Caserini, entrato alla Cines come attore, mentre Gaston Velle, nella seconda metà dell’anno, tornava a Parigi. Cominciò allora la produzione storica e in costume (generi in cui eccellerà la Cines) con Il Fornaretto di Venezia,Otello, Garibaldi.

Nel 1908 entrò a far parte della direzione Carlo Rossi, il fondatore della Rossi & C. di Torino (scioltasi nel setto e trasformatasi nell’Itala Films di Sciamengo e Pastrone). Rossi rappresentò la Cines al Congresso degli industriali cinematografici europei, tenutosi a Parigi (ai primi del 1909) presso la Soc. franç. du cinématographe. Quando Rossi lasciò la Cines, a capo della Casa, fino al 1911, stette il conte Salimei. Intanto, a fianco di Caserini, chiamato allora il “mago della messinscena”, cominciava a distinguersi un giovane pittore, Enrico Guazzoni, che Alberini stesso aveva assunto come regista. Divenuto ferventissimo discepolo di Caserini, Guazzoni ottenne il primo personale successo con Brutus (1910).

Negli anni 1909-10 anche la Cines aveva dovuto affrontare la grande crisi che aveva colpito tutte le Case cinematografiche europee e americane, dovuta a varie cause, tra cui la farraginosa sovraproduzione, qualitativamente mediocre, non più tollerata da un pubblico fattosi assai esigente. Infatti essendo cessati i grandi guadagni, il Banco di Roma delegò il conte Alberto Fassini a liquidare lo stabilimento. Egli invece lo riorganizzò genialmente, nominando un consiglio d’amministrazione di cui egli stesso fu amministratore generale, presidente Ernesto Pace, vicedirettore Carlo Amato, consiglieri don Prospero Colonna, il principe di Sonnino, il barone Giovanni Alberto Blanc, Pietro Moncada conte di Caltanissetta e principe di Paternò. Il capitale della Soc. fu portato a 3 milioni, con azioni da lire 50.

Da allora la Cines Potè garantire agli esercenti italiani e stranieri un rifornimento settimanale di 1 dramma (600 m. circa), 1 commedia, 2 comiche e 2 documentari. Lo stabilimento fu fornito di attrezzature moderne, mentre vennero scritturate troupe fisse, che lavoravano contemporaneamente. Gli attori (e si ricordino per tutti Amleto Novelli e la Terribili Gozales) ebbero contratti a lunga scadenza, fu istituito ufficio soggetti, provveduto a serragli permanenti, ecc.

Nel 1911 la Società Italiana Cines, Anonima, sede a Roma, capitale versato £ 3.000.000, figurava nel catalogo generale ufficiale dell’Esposizione intenazionale dell’industria e del lavoro di Torino alla voce « Seta artificiale », e dichiarava i seguenti stabilimenti:

  • Roma: Manifattura cinematografica;
  • Padova: Fabbricazione seta artificiale e predetti affini (con a capo l’ing. Pouchain e il sig.  Planchon, già dirigenti della fabbriche di pellicole Lumière a Lione);
  • Vigodarzere: Fabbrica pellicole sensibili, applicazioni del cellodio e predetti affini.
  • Filiali: Parigi, Londra, Barcellena, Mosca, Berlino. Agenzie: New York, Rio de Janeiro, Buenos Aires, Caracas, Sydney Yokohama, Hong Kong, Cairo.

La Cines fu quindi la prima Casa di produzione italiana a fabbricare in proprio la pellicola vergine, e tale autonomia costituì una delle cause del suo grande sviluppo.

Sempre nel 1911 toccò alla Cines il 2° premio per la categoria artistica al Concorso intemazionale di cinematografia bandito dall’Esposizione intenazionale di cinematografia di Torino, per il film artistico San Francesco o Il Poverello d’Assisi e per quello didattico Il Tamburino sardo (il 1° premio era toccato all’Ambrosio perNozze d’oro su soggetto di A. Frusta e per Le Farfalle di Guido Gozzano e R. Omegna). Per il grande successe che incontrò, bisogna anche ricordare un’iniziativa della Cines durante la guerra italo-turca: nell’intento di far cosa gradita ai combattenti in Libia e alle loro famiglie, un operatore della Cines, Silvio Cocanari, girò in ogni città Italia brevi documentari, fotografando numerosi gruppi di famiglie riuniti all’aperto, perché i soldati, alla proiezione avessero l’illusione di riconoscere i loro parenti lontani.

CleopatraNel 1912, col Quo Vadis?di Enrico Guazzoni, costato alla Casa 60.000. lire, la Cines raggiunse uno dei primi posti tra le società produttrici del mondo, confermando la propria eccellenza nel 1913 con Marcantonio e Cleopatra (pure di Guazzoni), che le costò 300.000 lire, somma recuperata dalla Cines con la sola cessione del film all’esercizio inglese per la durata di un anno.

Nello stesso 1913 la Cines bandì un concorso internazionale per un soggetto cinematografico (1° premio 25.000 lire). Il soggetto vincente su 962 concorrenti, dovuto allo scrittore piacentino Amerigo Scarlatti e intitolato Il Tesoro di Rampsinite, non poté essere realizzato per lo scoppio della prima guerra mondiale. Il conflitto determinò una forte concentrazione nella produzione del secondo semestre 1914, non soltanto alla Cines ma in tutte Case di produzione europee. Quelle italiane si ripresero ben presto, e la Cines, scritturate grandi attrici (tra cui Lyda Borelli e registi come Nino Oxilia, G. Antamoro, N. Martoglio, Carmine Gallone, I. Illuminati, A. Palermi, A. Genina (i quali succedevano a Caserini, Guazzoni e Negroni), editò film di notevole importanza.

Nel 1918 il barone Fassini lasciò la direzione generale della Cines e si dimise dal consiglio d’amministrazione, fin allora invariato (vi si era aggiunto il solo avv. Alessandro Alessandri). Nel 1919 la Cines entrò a far parte dell’Unione Cinematografica Italiana e nel 1921 cessò ogni attività.

Nel 1929 il produttore-esercente-noleggiatore Stefano Pittaluga, forte degli incoraggiamenti e delle sovvenzioni governative, acquistò i teatri di via Vejo, e, l’anno successivo ripristinò la marca Cines. Il primo film sonoro della rinascita cinematografica italiana, La Canzone dell’amore (1930), portava l’antica gloriosa etichetta. Alla morte di Pittaluga (1931) la direzione della Cines venne assunta da Ludovico Toeplitz, che la conservò fin dal 1935. Particolarmente interessante si presentò l’attività della Cines negli anni 1932-33, avendo Toeplitz chiamato lo scrittore Emilio Cecchi a capo della produzione. Sono di quegli anni film come Palio, La Tavola dei poveri, Gli Uomini che mascalzoni (di Vittorio de Sica), Acciaio, 1860,O la borsa o la vita (di Carlo Ludovico Bragaglia), T’amerò sempre. Nel 1934 la Cines concluse il suo secondo ciclo produttivo; nel 1935 gli stabilimenti di via Vejo vennero devastati da un incendio e, resisi inutilizzabili per sempre, furono demoliti.

Il 9 febbraio 1942 fu concesso il nulla osta per la ricostruzione della Cines, affidata al produttore Guido Oliva. La terza Cines aveva carattere eminentemente statale, e integrava, nel campo della produzione, l’attività dell’ENIC, che provvedeva al noleggio tramite un proprio circuito di sale. La produzione Cines (1942-43) ebbe una certa risonanza, e comprese film quali La Bella addormentata, Avanti c’è posto, Quattro passi fra le nuvole, Harlem, Fuga a due voci, Sorelle Materassi, Enrico IV, La Locandiera, Il Cappello da prete. Dopo l’8 settembre 1943 la Cines fu trasferita a Venezia dai fascisti repubblicani e produsse alcuni film nel 1944.

Nell’estate 1949 la Cines è stata nuovamente ricostituita, su basi eminentemente statali. La quarta Cines, diretta da Carlo Civallero fino al novembre 1955 e in seguito da Aldo Borelli, ha prodotto fra l’altro (1950-55): Due mogli sono troppe, È più facile che un cammello…, L’Edera, La Città si difende, Il Brigante di Tacca del Lupo, Altri tempi!, La Voce del silenzio, Tempi nostri, Amici per la pelle, oltre a numerose coproduzioni con Case francesi e film in compartecipazione con Case italiane.

Successivamente a questo glorioso periodo, nel 1958, la Cines cessò l’attività e venne liquidata dal Ministero del Tesoro.

Nel 2006, in occasione del centenario della primissima fondazione, per opera del gruppo editoriale Persiani Editore – New Media Entertainment è stata data alla vita ad una nuova Cines, con un carattere essenzialmente privato, che ha recuperato il marchio e l’eredità artistica delle precedenti gestioni.

La direzione artistica è stata affidata al maestro Leonardo Bragaglia, già regista e saggista drammatico di fama, nipote di Carlo Ludovico Bragaglia, Anton Giulio Bragaglia, e dell’ingegnere Francesco Bragaglia, ex direttore generale Cines nei primi del ‘900.

 

Per informazioni più dettagliate e la storia completa della Cines potete consultare il libro di Riccardo Redi

La Cines 

Storia di una casa di produzione italiana

StoriaCines_Cover

BIBLIOGRAFIA

  • Enciclopedia dello Spettacolo, diretta da Silvio D’Amico
  • Riccardo Redi La Cines. Storia di una casa di produzione italiana, Roma, 1991
  • Vincenzo Buccheri Stile Cines. Studi sul cinema italiano 1930-1934,Milano, 2004